Visita alla cantina di Selvapiana, Chianti Rùfina

Selvapiana? Ho degli ottimi ricordi di una verticale di Bucerchiale al quale ho partecipato anni fa. Ti conviene andare” – questa era la risposta di Marco che mi ha tirato fuori dall’incertezza una settimana fa. Era una giornata impegnativa, ma avevo deciso di ritagliarmi ugualmente un’oretta per andare ad una degustazione dove non era presente nessuna cantina che sulla carta mi interessava. Ne sono seguiti ottimi assaggi e una buona mezz’ora di chiacchere con Federico Giuntini Masseto al banco della fattoria Selvapiana, storica cantina di Rùfina che fino ad allora non conoscevo. Più parlavamo, più uscivano fuori nomi di vignaioli che entrambi conoscevamo ed etichette (perlopiù di sangiovese) che entrambi avevamo nel cuore. Si era capito che potevamo andare avanti ore a parlare, ma tempo non ce n’era e il luogo non era quello adatto. Quindi ci salutiamo, da Federico arriva un invito in cantina e da parte mia la speranza è quella di poterne approfittare al più presto.

L’occasione arriva molto prima del previsto, e così che ci ritroviamo a distanza di appena qualche giorno tra le colline di quella sottozona del Chianti un po’ dimenticata e molto defilata che si estende intorno a Rùfina. I vigneti a metà ottobre sono bellissimi, e lo sono ancora di più nel Chianti, specie dove oltre al sangiovese sono presenti altre varietà tradizionali. Grazie ai colori variegati che prendono le foglie di vite, il paesaggio autunnale è incantevole persino in una giornata nuvolosa come quella di sabato. Abbiamo mancato di soli due giorni la fine della vendemmia, ma pazienza, ci sentiamo già fortunati ad essere qui ora.

Calpestiamo da pochi minuti il terreno di fianco al vigneto Bucerchiale quando capisco che per il resto del pomeriggio non mi resta che ascoltare e fotografare, ma non mi dispiace affatto. Marco e Federico sono immerse nelle chiacchere e affrontano certi argomenti a profondità tali dove le mie conoscenze non sono in grado di seguirli. Mentre scatto, li sento parlare di diserbamento, trattamenti in regime biologico e selezione massale, tecniche di cantina e lieviti naturali. Tobia scorazza felicemente nei vigneti e non perde occasione di assaggiare qualche grappolo di uva lasciata a terra, prima di inseguire il gatto di Federico che si rifugia rapidamente su un albero.

In cantina abbiamo l’occasione di assaggiare un’anteprima assoluta, un succo d’uva che promette davvero bene: il Bucerchiale 2010, vendemmiato da soli due giorni! La visita continua nella parte storica della cantina dove Federico ci mostra l’impressionante collezione di bottiglie storiche che la fattoria Selvapiana possiede. Guardando le cataste di bottiglie coperte da un fitto strato di polvere, muffa e ragnatele, rimaniamo affascinati dalla vista delle etichette storiche. Qui è chiara la volontà di puntare sulla tradizione (termine quanto mai abusato oggigiorno) guardando lontano, dimostrando una continuità ed affidabilità nel tempo che è propria solo delle più grandi cantine italiane. Di annate ne sono passate tante, mai uguali a sé stesse, ed il Bucerchiale è qui a raccontarcele, dagli anni ’50 ad oggi.

Dopo tante belle parole spese sul vino, ad un certo punto – comprensibilmente – ci viene sete e arriva il momento in cui ci sediamo e finalmente il vino ce lo gustiamo. L’esperienza ci insegna che in cantina si arriva sempre solo a stomaco pieno e con sufficiente tempo a disposizione: bisogna essere preparati a reggere, qualsiasi cosa accada. Cominciamo con il Chianti Rùfina, semplice ma ammaliante, che gioca tutta la sua partita sull’eleganza, con note floreali e piccoli frutti rossi. In bocca è snello, di grande bevibilità, proprio come mi aspetto da un Chianti base. Si continua con il Pomino, una minuscola denominazione che spesso si confonde erroneamente con una proprietà di Frescobaldi, che rimane il produttore più grande di questa piccola DOC ma non ha il monopolio. Oltre al sangiovese qui vengono utilizzati merlot e cabernet sauvignon e dall’anno prossimo anche del pinot nero. La prossima bottiglia che assaggiamo è il Fornace, un IGT dove il sangiovese passa in minoranza in favore del merlot e cabernet.

Poi finalmente il momento più atteso: una mini verticale del vino di punta, la riserva Bucerchiale. Oltre al 2007, Federico tira fuori due annate particolari: il 1994 e il 2000. La scelta è tutt’altro che casuale, in quanto sono annate molto simili per quanto riguarda l’andamento climatico e il risultato finale, almeno nella fattoria Selvapiana. Sono annate generalmente snobbate, minori, a maggior ragione interessanti anche per il loro indubbio valore didattico. Sorprendente infatti il filo conduttore che riusciamo ad individuare tra le tre annate assaggiate. Magari non è subito evidente, perché le bottiglie partono a velocità differite, ma dopo un po’ di tempo convergono su certi toni molto simili, tra cui una ferrosità che mi si dice essere tipica di questa zona. Il 2007, come ovvio che sia, sconta una gioventù estrema: il legno è ancora evidente, sebbene tutt’altro che schiacciante ed il vino è completamente sul frutto. Il 2000 parte a rilento, all’inizio è ridotto, fa fatica, poi si sgranocchia un po’ e salta agevolmente in piedi. Non si pulisce mai del tutto al naso e ha dei tannini rustici, forse non completamente maturi tuttavia rimane un gran bel vino che si difende alla grande. Ma la vera emozione arriva quando mettiamo il naso nel 1994: subito pronto, scintillante, fresco. Capiamo immediatamente di avere davanti un grande vino, in perfetto equilibrio, con un naso esemplare da sangiovese ottimamente evoluto, una bocca quasi perfetta, con tannini levigati, una bella spinta acida. Stratificato, profondo, continua a cambiare nel bicchiere senza accennare al benché minimo cedimento dopo un paio d’ore dall’apertura. Verrebbe voglia di scolare l’intera bottiglia, e a trattenerci non è certo Federico ma il timore di incontrare i controlli sulla strada per Firenze. Chiudiamo con l’assaggio del Vinsanto che quest’anno si chiamerà passito perché è rimasto sotto il limite minima della gradazione alcolica di ben due gradi, eppure secondo Federico è una delle versioni più riuscite di sempre. Non sono una grande amante della tipologia ma ho apprezzato molto questo calice in chiusura, non eccessivamente denso che si fa bere facilmente e sa molto di pasta di mandorle.

Si è fatto tardi, siamo rimasti in cantina per quasi quattro ore e così salutiamo Federico, soddisfatti delle chiacchere e degli assaggi condivisi.

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Sono in arrivo all’Osteria Brunello tre etichette della tenuta Selvapiana che potrete assaggiare presto:

il Chianti Rùfina 2008
il Chianti Rùfina Riserva Bucerchiale 2007
il Chianti Rùfina Riserva Bucerchiale 1994


Informazioni su Tiziana Tunde Pecsvari

sommelier professionista
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